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SEGNALAZIONI

 

Collane Cina e altri Orienti

Vi presentiamo i volumi che fanno parte di due interessanti collane della Libreria Editrice Cafoscarina, attraverso le presentazioni della stessa casa editrice.
 
CINA E ALTRI ORIENTI/TASCABILI
 
Laura Moretti, a cura di, Chikusai il ciarlatano, Cafoscarina, € 10,00.
 
Il testo narra le avventure di Chikusai, un medicastro afflitto dalla povertà, che decide di lasciare la capitale Kyōto per tentare la fortuna nella nuova città di Edo.
Il racconto del viaggio non lascia spazio alla noia: il filo conduttore della peregrinazione in vista di un riscatto sociale si sgretola mano a mano in una serie di episodi dai contenuti poliedrici che tratteggiano un’immagine tanto toccante quanto ironica della realtà quotidiana del XVII secolo in Giappone. A fare il proprio ingresso sulla scena non è solo un medico ciarlatano che propone cure raccapriccianti, suscitando talvolta un sorriso divertito talvolta una smorfia incredula e disgustata che si inserisce nella tradizione del grottesco rabelaisiano, ma anche monaci lussuriosi che tentano di accattivarsi i favori di giovani donne; uomini di ogni età che si perdono nella passione dell’amore omosessuale diventando protagonisti di struggenti storie d’amore; anonimi personaggi che popolano le strade componendo un caleidoscopico quadro dell’epoca; e infine gli spazi geografici rievocati in tutta la loro concretezza che consentono un viaggio in un paese che mai in altro modo si potrebbe visitare, immergendosi nei suoi sapori, profumi e colori.
Un invito al lettore a vivere un Giappone ormai sbiadito quanto attualissimo nella vivacità dei tratti e per di più a gustare una sapiente riappropriazione della tradizione letteraria precedente attraverso una complessa struttura intertestuale che spazia dalla parodia più irriverente alla citazione più evocativa.
 
 
Rossella Ferrari, Da madre Courage e i suoi figli a Jiang Qing e i suoi mariti. Percorsi brechtiani in Cina, Cafoscarina, € 10,00.
Nel 1935, in occasione della tournée moscovita del grande interprete d’Opera di Pechino Mei Lanfang, Bertolt Brecht assiste per la prima volta a una rappresentazione teatrale cinese, e l’anno seguente compone l’ormai celebre “Effetti di straniamento nell’arte scenica cinese”. Nello stesso anno il giovane Huang Zuolin, destinato ad affermarsi nei decenni successivi tra le personalità teatrali più influenti della Cina moderna, si imbatte pressoché casualmente nella prima traduzione inglese del saggio brechtiano. Da questi iniziali, fortuiti incontri scaturisce una delle relazioni interculturali più affascinanti del panorama teatrale del Ventesimo secolo.
Questo libro ripercorre i momenti fondamentali del “legame di seduzioni e tradimenti” che congiunge la civiltà teatrale cinese e l’esperienza scenica del drammaturgo tedesco, delineando la traiettoria di ricezione del modello estetico di Brecht sulle scene cinesi dagli anni Cinquanta sino ad oggi. L’analisi dettagliata delle principali produzioni brechtiane (Madre Courage e i suoi figli, Vita di Galileo) e dell’opera dei maggiori registi e drammaturghi della Cina contemporanea (Huang Zuolin, Lin Zhaohua, Gao Xingjian, Sha Yexin) rivela come questo percorso si sia progressivamente configurato come un procedimento trasformativo, un processo di graduale selezione e assimilazione culturale attraverso cui alcuni elementi del modello originario sono scomparsi, altri hanno mutato forme, funzioni, significati. L’indagine condotta in questo libro mostra inoltre come, in particolare nel periodo postmaoista, l’incontro interculturale abbia favorito non solo l’emergere di nuove metodologie stilistiche e nuovi approcci alla scena, ma anche, e soprattutto, di nuovi spazi di decostruzione delle narrative dominanti estetiche e ideologiche e nuove piattaforme (contro) discorsive.
 
Mīrābāī, Padavali, Cafoscarina, € 10,00.
Mīrābāī, la grande poetessa, yoginī, e devota del dio Krsna, nacque nel 1504 dalla stirpe principesca dei Rātaur del Rajasthan. Durante l’infanzia incontrò il vecchio guru Rāidāsa che le conferì l’iniziazione al bhakti-yoga donandole una statuetta di Krsna, ritratto mentre solleva il monte Govardhana. Da quel momento Mīrā si dedicò all’esclusivo servizio del dio Krsna: matrimonio, vedovanza, persecuzioni da parte della famiglia acquisita, guerre, invasioni, tradimenti, passarono accanto senza distrarre la poetessa dall’impegno devozionale. Invitava nelle sue stanze poeti e sādhu con cui discuteva, improvvisava versi, danzava e adorava la statua del Dio, scandalizzando la corte ed esasperando il Re. Ancor giovane assunse i panni della rinunciante, andando peregrina ai principali santuari della sua divinità preferita, che si trovano nell’India settentrionale, sempre circondata dalle sue discepole vestite in sārī scarlatte. Con la sua morte prodigiosa – sarebbe stata assorbita dalla statua di Krsna nel tempio di Dvārakā - avvenuta intorno al 1540, Mīrābāī entrò nella leggenda. I suoi dolcissimi canti, ancor oggi popolarissimi, presero a circolare sulle bocche dei devoti di Visnu in armonie struggenti ed evocative. Questa trasmissione orale ha permesso alla sua opera di sopravvivere fino alle prime pubblicazioni della metà del XX secolo. Certamente non tutte le poesie raccolte dai due studiosi indiani Parasurāma Caturvedī e Deśarājasinha Bhātī sono da attribuire acriticamente alla poetessa Rātaur. Tra di esse sono stati qui selezionati centoventiquattro pada di sicura autenticità, da cui si può evincere il mondo interiore di Mīrā: l’amore per Krsna, il dolore per la separazione dall’Amato, lo sforzo ascetico per richiamarLo, la lettura simbolica della natura, la concentrazione sull’Assoluto, il distacco dai piaceri del mondo.
 
Wang Meng,  Nuovi chengyu,  Cafoscarina, € 8,00.
Anche in cinese le locuzioni idiomatiche, i chengyu, occupano una parte importante nel patrimonio culturale e linguistico nazionale. In Nuovi chengyu Wang Meng reinventa, ambientandole ai giorni nostri, le storie che hanno originato dodici tra i più popolari di questi modi di dire. Così, a distanza di secoli, possiamo assistere di nuovo alle vicende del contadino che aspetta che la lepre gli finisca in bocca, alle disavventure della perla tra gli occhi di pesce e alle nuove strategie messe in atto dalla volpe per gabbare la tigre. All’interno di apologhi all’apparenza innocui e paradossali l’Autore convoglia un’intenzione artistica che innocua non è affatto, ma pregna, piuttosto, di quel disincanto che è diventato, con il tempo, uno dei motori generativi della sua attività di scrittore e il segno distintivo del suo umorismo.
 
 
Ki no Tsurayuki, Tosa Nikki, Cafoscarina, € 7,00.
Ki no Tsurayuki (ca. 872-945), poeta di waka del periodo Heian e compilatore nel 905 dell’antologia poetica Kokinshū, voluta dall’imperatore Go Daigo, si deve in particolare la stesura della prefazione in giapponese, il Kanajo, nella quale sancisce ufficialmente i canoni estetici della poesia giapponese.
Inviato in seguito nell’isola di Shikoku con la carica di governatore della provincia di Tosa, vi rimane per cinque anni. Durante il viaggio di ritorno a Kyōto, nel 935, compilerà questo Diario di Tosa fingendosi donna per potersi esprimere in giapponese e non in cinese, la lingua dei burocrati e degli intellettuali.
Grazie a tale artificio letterario, la sua voce narrante si libera delle rigide convenzioni letterarie del X secolo, ed esprime – con tratti originali – profondità, liricità di sentimenti e varietà di immagini.
Il Diario di Tosa diverrà il precursore del filone noto come nikki bungaku (letteratura diaristica) che annovera i più bei nomi di scrittrici e poetesse dell’epoca.
 
Luisa Bienati, Una trama senza fine. Il dibattito critico degli anni Venti in Giappone, Cafoscarina, € 6,00.
Il libro offre una nuova prospettiva su due scrittori giapponesi già molto noti in Italia, Akutagawa Ryūnosuke e Tanizaki Jun’ichirō, attraverso la traduzione dei testi di una famosa controversia letteraria che, nel 1927, li vede a confronto sul valore della trama nell’opera di narrativa .
Il dibattito non riguardava solo l’intreccio come elemento compositivo ma più in generale la natura dell’ispirazione, la formazione di una poetica moderna o del nuovo “canone” del romanzo nel confronto con il modello occidentale e nel solco tracciato dalla propria tradizione letteraria.
Le divergenze tra le posizioni dei due scrittori trovano un riferimento comune in una struttura diversa dal plot, più vicina alle costanti culturali della produzione artistica giapponese. Costruzione e fram-mentarietà, narrativa “drammatica” e narrativa “lirica”, oggettività e soggettività non sono ai poli opposti: la concordanza è nell’idea di un finale che si situa fuori dal testo.
La letteratura è allora come la meditazione su un mandala: solo la visione d’insieme, il colpo d’occhio finale consente di ricomporre i frammenti in una unità strutturale, che è affidata alla mente ordinatrice del lettore.
 

 
CINA E ALTRI ORIENTI
 
Daladanamuni, Dattalahari. L'onda di Datta, Cafoscarina, € 6,20.
La Dattalahari è un poema lirico-devozionale sanscrito d’impronta nondualista. Nelle sue 102 stanze esso celebra l’icona di Datta, meglio noto come Dattatreya: divinità puranica di sintesi elevata a vero e proprio volto dell’Assoluto, paradigma del Maestro Eterno, del Rinunciante Supremo e della Piena Discesa terrena di Brahma, Visnu e Siva in una sola Persona. Dottrinalmente connesso tanto al “tantrismo” quanto al Vedanta nondualistico, Egli è magnificato quale icona della conoscenza (jnanamurti), largitore al tempo stesso della gnosi salvifica e della prosperità materiale: le due grazie non si escludono e anzi il “mondano/fenomenico” e l’“ultramon-dano/metafisico” sono considerati faccia e interfaccia della stessa medaglia. Se l’area culturale marathi è il centro della devozione a Dattatreya, Egli è altresì molto amato negli stati meridionali del Karnataka, dell’Andhra Prades, del Kerala e del Tamil Nadu come anche in Gujarat e in Nepal. Nella letteratura yogico-tantrica consacrata a Dattatreya la Dattalahari occupa una posizione di particolare prestigio, in specie tra le correnti sakta d’ambiente brahmanico dell’India del sud.
 
Gian Giuseppe Filippi, Dialogo di Naciketas con la morte, Cafoscarina, € 6,20.
Le due versioni del dialogo del giovinetto Naciketas con la Morte, che qui abbiamo tradotto e glossato, rivestono una particolare importanza nell’ambito della letteratura vedica del periodo immediatamente precedente la comparsa del Buddhismo. Esse narrano lo stesso episodio, ma con due angolazioni dottrinali molto distinte. Il racconto contenuto nel Taittiriyabrahmana (III.11.8) appartiene a una tradizione ritualistica e insegna la via per ottenere la Liberazione, moksa, per mezzo del sacrificio. La Katha-upanisad, seguendo il medesimo modello narrativo del testo precedente, assume invece toni epistemologici estremamente elevati al fine di sostenere come non il rito, ma la conoscenza suprema rappresenti l’unico e vero strumento per l’ottenimento della Liberazione. Ritualistico o gnostico, l’episodio in entrambi i casi è raccontato con toni fortemente drammatici: l’ira del padre che manda Naciketas agli inferi, i dubbi e le riflessioni interiori del fanciullo, il colloquio con il Dio della morte, il superamento delle tentazioni e, infine, l’ottenimento dell’insegnamento dalla dottrina suprema da parte di Mrtyu, si svolgono con un andamento ritmico, degno di una tragedia greca, che si purifica nell’apoteosi finale del protagonista. Non per nulla la Katha-upanisad è considerata uno dei più antichi capolavori della letteratura sanscrita. In passato il Dialogo di Naciketas con la Morte è stato ritenuto a torto un trattatelo di escatologia upanisadica. Poiché nei due testi non appare alcun cenno sui destini postumi dell’umanità, con la presente versione si è inteso ricollocare al centro il vero motivo conduttore del dramma: la Morte è l’unico maestro in grado di insegnare la conoscenza suprema. Solamente colui che scenda vivo nel regno dei defunti e la interroghi potrà liberarsi dalle contingenze e raggiungere l’Assoluto.
 
Fiorenzo Lafirenza, Dura la pappa di riso, Signor Wang Meng!, Cafoscarina, € 6,20.
Dura la pappa di riso, Signor Wang Meng! presenta per la prima volta al lettore italiano l’opera che nei primi anni ’90 ha visto Wang Meng (non nuovo, del resto, a questo genere di esperienze) al centro di una bufera di polemiche. A causa del racconto Dura, la pappa di riso!, infatti, l’ex-Ministro della Cultura cinese, dimessosi dalla carica all’epoca dei fatti di piazza Tian An Men del giugno 1989, si è trovato al centro di un vero e proprio caso politico, accusato di avere voluto ridicolizzare i vertici della dirigenza cinese e screditarne la politica di riforma e di apertura verso l’Occidente attraverso la narrazione delle vicende tragicomiche di una tipica famiglia cinese alle prese con il tentativo di rinnovare il proprio regime alimentare.
Corredato da una vasta documentazione commentata in modo da permettere di seguire passo passo lo sviluppo del caso giuridico sollevato dallo scrittore deciso a reagire all’attacco volto a screditarlo, Dura la pappa di riso, Signor Wang Meng! comprende inoltre il breve lavoro A me piace la pappa di riso, ironica replica scritta dall’autore a conclusione della vicenda.
 
Ko Un, Fiori d'un istante, Cafoscarina, € 14,00.
KO UN (Kunsan 1933) - Poeta, candidato al premio Nobel per la Letteratura nel 2002, 2004 e 2005, Ko Un è una delle figure più importanti della letteratura coreana contemporanea.
Cresciuto durante gli anni più bui dell’occupazione coloniale giapponese, dopo una lunga parentesi trascorsa come monaco buddista, si spoglia degli abiti religiosi per assumere negli anni Settanta la guida della dissidenza sudcoreana contro la dittatura militare, che gli costa spesso lunghi periodi di prigionia. Grande è anche il suo impegno verso la riunificazione nazionale, e nel 2000 fa parte della delegazione ufficiale sudcoreana per il primo storico incontro al vertice a Pyongyang tra i leader delle due Coree.
In oltre quarant’anni di attività ha pubblicato più di 120 volumi tra raccolte di poesie, saggi e altri scritti. Poeta di fama internazionale, è stato invitato a poetry readings in moltissimi paesi del mondo. Nel 2004 per la prima volta ha partecipato a un convegno sulla poesia in Italia.
 
Paolo Santangelo, I desideri nella letteratura cinese, Cafoscarina, € 6,20.
La forza universale è limitata, ma le passioni e i desideri umani sono illimitati. Soddisfare i desideri illimitati con i beni limitati inevitabilmente genera tensioni. Perciò, se ognuno sa essere soddisfatto, allora nel mondo ci sarà sovrabbondanza. La forza universale è stabile, ma la mente umana non è stabile. Essere insoddisfatti di ciò che è stabile porta necessariamente al fallimento. Perciò, se ognuno è soddisfatto del proprio destino, allora nel mondo non ci saranno problemi”.
“Si sa, per tutta la vita ho sempre amato la bellezza per tendenza naturale. Eppure non avevo mai visto un tale splendore di primavera. Che importa se la mia bellezza incanta gli uccelli e al suo cospetto i pesci si inabissano, le oche selvatiche precipitano a terra, i petali si chiudono e la luna si nasconde dietro le nuvole, mentre palpitano tutti i fiori?”.
 
Amina Crisma, Il cielo, gli uomini, Percorso attraverso i testi confuciani dell'età classica, Cafoscarina, € 6,20.
Che cosa rappresenta il Cielo (Tian) per i confuciani dell’età classica?
La loro riflessione è prevalentemente rivolta al mondo degli uomini: ma qual è il loro atteggiamento nei confronti di ciò che oltrepassa tale ambito?
Si tratta di una questione antica e tuttora controversa, anche a causa della reticenza delle fonti in proposito. Confucio, ad esempio, parla assai poco di Tian, ma che cosa si debba inferirne è tutt’altro che scontato: mero disinteresse per la dimensione trascendente o rispetto per il mistero che sta al cuore delle cose?
Questo libro rappresenta il tentativo di catturare l’elusivo Cielo confuciano attraverso l’esame di tre testi fondamentali: i Dialoghi di Confucio, l’opera di Mencio, il filosofo del IV secolo a.C. che ne è reputato il maggior discepolo, e il libro di Xunzi, il grande pensatore del III secolo a.C. che si contrappone alla linea menciana, configurando una diversa tendenza.
Attraverso tale percorso, la tematica del Cielo si riformula in stili di linguaggio e di pensiero originalmente connotati, pur nel richiamo a una comune tradizione, e si confronta polemicamente e dialetticamente con le concezioni elaborate dalle scuole rivali, come il naturalismo dei pensatori ascrivibili al taoismo e l’utilitarismo dei seguaci di Mozi.
 
Anna Seidel, Il taoismo, religione non ufficiale della Cina, Cafoscarina, € 6,20.
Il Taoismo, religione non ufficiale della Cina presenta in modo conciso e accessibile la natura e le caratteristiche della religione taoista, con particolare riguardo alla sua posizione nella storia e nella società cinese. Nonostante la sua importanza nella vita del popolo, e gli stretti rapporti con le forme e la stessa ideologia dell’amministrazione imperiale, la religione taoista ha sempre avuto un carattere non ufficiale che l’ha distinta dalla religione di stato, quella dei culti celebrati dai funzionari confuciani. Se questi ultimi si opponevano al taoismo non era tanto per il contrasto dei rispettivi sistemi filosofici, ma soprattutto perché lasciare ai taoisti la prerogativa dei rapporti con le forze sovrannaturali avrebbe significato riconoscere loro un ruolo ufficiale nell’amministrazione dell’impero.
Il libro esamina le caratteristiche principali della visione cinese del mondo, quelle del pensiero taoista e quindi l’origine del movimento dei Maestri Celesti, ovvero della religione taoista propriamente detta. La seconda parte è dedicata alle principali tradizioni taoiste nel corso della storia cinese e alla situazione attuale del Taoismo in Cina.
 
Yu Dafu, La roccia dipinta. Novelle, Cafoscarina, € 6,20.
Tra i protagonisti della ‘rivoluzione letteraria’ negli anni Venti, Yu Dafu ha lasciato tracce profonde nella letteratura cinese moderna. In lui troviamo elementi antichi della tradizione cinese accanto a tecniche e a contenuti che in quell’epoca presentavano in Cina un carattere di assoluta novità. Nei suoi racconti l’intreccio è ridotto al minimo, ed è funzionale alla descrizione della psicologia e dello stato d’animo del protagonista, che costituiscono anche il punto di fuga di tutta la narrazione. Il tempo viene manipolato e frammentato su vari livelli, che rappresentano a loro volta altrettante sfere emotive diversamente caratterizzate, ciascuna con un proprio colore dominante: il risultato è un affresco dai toni eminentemente lirici, in cui le vicende vissute dal protagonista o evocate nella sua memoria s’intrecciano e si combinano alla luce delle sue percezioni e dei suoi sentimenti.
Attraverso la drammatizzazione delle proprie esperienze personali o di quelle che voleva fare apparire come tali, Yu Dafu intendeva esaltare il ruolo dell’individuo e denunciare il suo stato d’isolamento e d’alienazione nei confronti dei propri simili e della società.
 
Eun Hee Kyung, La stanza di mia moglie, Cafoscarina, € 12,00.
Eun Hee Kyung, nata a Koch’ang (regione Chǒlla settentrionale) nel 1959, vive e lavora a Seoul ed è una delle scrittrici più prolifiche e promettenti attualmente attive in Corea. Appassionata al “gioco letterario” fin dai tempi della scuola, la scrittrice ama concentrare la sua attenzione sulla graduale scomparsa dell’identità individuale nella società coreana contemporanea. Alcuni tra i temi centrali della produzione narrativa dell’autrice sono l’impossibilità di comunicazione che caratterizza la maggior parte dei rapporti umani nel mondo contemporaneo e l’estrema solitudine e infelicità dell’individuo nella moderna società industrializzata.
Eun Hee Kyung presta particolare attenzione alla descrizione dello sviluppo psicologico delle sue protagoniste femminili: si tratta di donne non convenzionali, donne che cercano in tutti i modi di uscire dai canoni preconfezionati della rigida impostazione confuciana, che ancora oggi assegna alle donne coreane una posizione di secondaria importanza sia nella società sia in seno alle mura domestiche. Sebbene parta da posizioni vicine a un’interpretazione femminista della società coreana contemporanea, l’autrice va ben oltre la sfera puramente politica della questione, per scoprire e approfondire gli aspetti psicologici più vari della natura umana. L’atto della scrittura assume per l’autrice una funzione catartica, sia nei personaggi delle sue storie sia per l’autrice stessa: “Scrivere è come ritrovare la parte più pura di me stessa dopo un crollo psicologico”.
E’ stata insignita di alcuni dei riconoscimenti letterari più prestigiosi del paese, come il premio Dongseo (Tongsǒ) (1997) e il premio Yi Sang per la letteratura (1998), per il racconto breve intitolato Aneûi sangja (La stanza di mia moglie), incluso nel presente volume insieme alla sua novella di debutto, intitolata Ijungju (Duo). Nel 2000 ha ricevuto inoltre il 26esimo Korean Literature Novel Award.
Viene tradotta per la prima volta in lingua italiana.
 
Laura De Giorgi, La via delle parole, Cafoscarina, IN RISTAMPA.
Che cosa vuol dire società dell’informazione nella Cina contemporanea? Come sono cambiate l’informazione e la propaganda cinesi nell’era della globalizzazione mediatica? Sono veramente incompatibili la pubblicità commerciale e la propaganda socialista?
Tentando di rispondere a queste domande, il testo racconta al lettore italiano come si stia trasformando il sistema dei media di un Paese dove, per sconfiggere il sottosviluppo, il partito comunista al potere ha adottato i metodi dell’economia di mercato. Fra controllo politico e libertà economica, apertura verso il mondo e affermazione dell’identità nazionale, giornali, radio e televisione ci consegnano l’immagine di una Cina in transizione, delle sue contraddizioni presenti e delle sue sfide future.
 
Ling Mengchu, Monache e cortigiane, Cafoscarina, € 6,20.
Si tratta di storie d’amore, composte alla fine della dinastia Ming (1368-1644) e ambientate in diverse epoche. Ne è autore un fortunato commerciante vissuto nella regione di Shanghai, Ling Mengchu (1580-1644), uno scaltro letterato che, non essendo riuscito a fare il mandarino imperiale a tempo pieno e in considerazione del grande sviluppo che aveva avuto l’editoria in quella regione, pensò di dedicarsi alla redazione di novelle divertenti o erotiche, destinate al pubblico delle città della Cina meridionale, avido di distrazioni e intrattenimenti.
 
Gu Cheng, Occhi neri. Poesie giovanili, Cafoscarina, € 6,20.
Gu Cheng (Pechino 1956-Auckland 1993), con la sua precocissima vena poetica spezzata da una vicenda autobiografica tragica e raccapricciante – muore suicida dopo avere assassinato la moglie con una sorta d’ascia – è stato uno dei più significativi poeti cinesi delle nuove generazioni.
La vicenda umana del poeta, esule in Nuova Zelanda, con il suo fortissimo valore simbolico, rappresenta la parabola estrema dello straniamento e della disperazione dell’intellettuale che ha lasciato la propria terra e non riesce a ricostituire un legame accettabile con la realtà circostante, né, probabilmente, ad alimentare le sorgenti della propria ispirazione.
Questo volume ne ripercorre i tratti salienti, ma vuole soprattutto presentare al lettore italiano un universo poetico la cui eco permarrà oltre il ricordo della vicenda biografica. Esso muove da radici lontanissime e affondate nelle esperienze dell’infanzia, percepite con sensibilità non di rado emozionante, quella stessa acutezza nel sentire che forse ha reso Gu Cheng inadeguato alla vita.
 
Federico Madaro, Ta ma de e altre insolenze, Cafoscarina, € 6,20.
Coloro che vogliono approfondire la conoscenza della cultura di un Paese straniero possono essere còlti dalla curiosità di sapere come insultino o imprechino i suoi abitanti.
Un efficace metodo per documentarsi è sicuramente quello dell’esperienza diretta, vale a dire del brutale scambio di epiteti con gli indigeni (possibilmente non troppo permalosi o violenti).
Quando mancasse il coraggio di applicare tale metodo ci si può affidare a un volumetto come questo, scritto da un ricercatore desideroso non solo di elencare in modo sterile una serie di parolacce, ma anche di indagare le connessioni tra una parte così negletta del linguaggio e la vita di tutti i giorni cui essa fa riferimento.
Questo libro è pertanto consigliabile a coloro che vogliono scoprire un aspetto diverso e decisamente originale della Cina e della sua cultura, lontano dagli echi della cronaca, ma vividamente ancorato alla realtà e alle esperienze quotidiane del popolo più numeroso del pianeta.
 
Shen Yue, Trattato sui prodigi, Cafoscarina, € 6,20.
Il Trattato sui prodigi di Shen Yue (441-512) è una sistematica e doviziosa raccolta di segni del sovrannaturale, un repertorio ad usum di letterati e burocrati di corte per l’interpretazione di nascite miracolose, apparizioni di animali fantastici e piante rare, crittogrammi scolpiti su rocce, inconsueti fenomeni meteorologici, tellurici e astrologici; infine, è una significativa testimonianza dell’importanza dei prodigi, tangibili segni dell’età aurea dei saggi sovrani, per annunciare gli eventi più lieti della storia cinese.
 
Lionello Lanciotti, Wang  Chong l'iconoclasta, Cafoscarina, € 6,20.
Wang Chong (27-97 d.C.), l’autore del Lunheng (Bilancia di discussioni), è il pensatore più indipendente in tutta la storia della filosofia cinese.
Benché si professasse confuciano, combatté, oltre alle credenze superstiziose del suo tempo, quanto di irrazionale c’era in tutte le scuole di pensiero, non escludendo dai suoi giudizi severi gli stessi confuciani. Nonostante l’asprezza delle critiche, nella sua opera si ritrovano idee derivate dal taoismo, dal confucianesimo e dal moismo. Spregiudicato come Luciano di Samosata, paragonato talvolta a Epicuro e a Lucrezio, colpisce il lettore per la modernità del suo pensiero in pieno Medio Evo cinese.
 
Maurizio Scarpari, Xunzi e il problema del male, Cafoscarina, € 6,20.
In Cina la riflessione sul problema del male ha avuto in ogni epoca un ruolo di primo piano e ha dato vita a un dibattito vivace e fecondo.
A differenza di quanto è avvenuto in Occidente, il concetto di male non è stato percepito e affrontato in modo totalizzante, così che è del tutto assente la nozione di “male assoluto” o “male radicale” quale si trova nella nostra cultura.
Xunzi, filosofo confuciano vissuto nel III sec. a.C., epoca di grandi fermenti e di sconvolgenti mutamenti politici, economici e sociali, ha dedicato all’argomento un trattato che lascia ben pochi dubbi circa contenuti e intendimenti: Xing e, ovvero Sulla malvagità della natura umana. Per secoli la sua posizione è stata confrontata con quella di Mencio, altro grande pensatore confuciano, vissuto nel IV sec. a.C., assertore dell’innata bontà dell’uomo, nel tentativo di stabilire quale delle due tesi avesse sviluppato correttamente le dottrine del Maestro. Sulla malvagità della natura umana viene presentato nel contesto del dibattito che animò gli intellettuali cinesi nei secoli IV e III a.C.
 
Ku Sang, Il fiume di Cristoforo. Raccolta di poesie con testo a fronte, Cafoscarina, € 12,00. 
Ku Sang (1919-2004),poeta, giornalista, scrittore, saggista e docente universitario, è uno degli intellettuali di maggior spessore della Corea del XX secolo. Nasce a Seoul pochi mesi dopo lo scoppio delle rivolte del Movimento d’indipendenza del 1° Marzo 1919 contro il dominio coloniale nipponico, soffocate nel sangue dalle truppe giapponesi, e cresce, ultimo figlio di una famiglia di ferventi cattolici, in Corea del Nord, dove il padre dirige un centro religioso benedettino.
Come molti suoi coetanei, Ku Sang compie gli studi universitari in Giappone, dove si laurea in Studi Religiosi.
In seguito alla disfatta del Giappone e alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Ku Sang ritorna in patria e nel 1946 debutta sulla scena letteraria pubblicando tre sue poesie sulla rivista Ǔnghyang, della Lega degli Scrittori di Wŏnsan. La critica d’ispirazione comunista stronca però in modo drastico i suoi versi e Ku Sang è costretto a rifugiarsi a Seoul per evitare la prigione. Sono anni particolari per la Corea, che cerca di darsi un nuovo governo, ma sono anche anni molto interessanti per il giovane intellettuale, che partecipa attivamente al vivace dibattito culturale e politico degli anni immediatamente successivi alla liberazione senza mai abbandonare i princìpi religiosi che per tutta la vita lo accompagnano e ne scandiscono anche i momenti più difficili.
Durante la sua lunga carriera Ku Sang pubblica innumerevoli raccolte di poesie e scritti vari. Questo volume contiene versi tratti da due dei suoi cicli poetici più belli: Diario dei campi e Il Fiume di Cristoforo. Le poesie di Ku Sang sono state tradotte anche in inglese, tedesco, francese, svedese e giapponese.
 

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